Un famoso detective alle prese con gli errori del suo passato, riesamina i casi della sua carriera in un romanzo che è al contempo un giallo, una satira degli anni d’oro della letteratura poliziesca giapponese, e il racconto di un Giappone dove le cose cambiano sempre più velocemente, anche quando sembrano non voler cambiare mai.
Un giorno Gokotai Kaze, un celebre ex-detective attivo negli anni Novanta, entra nella caffetteria che Narumiya Yūgure gestisce con il marito. Yūgure si comporta come se non lo conoscesse, ma in realtà è stata per molti anni la sua assistente e ha scritto, sotto falso nome, una serie di libri incentrata sui casi da loro risolti. Kaze in quel momento si trova al centro di una bufera mediatica scoppiata su internet, dove è sotto attacco per l’atteggiamento arrogante e a tratti violento che caratterizzava lui e gli altri grandi detective dell’era Heisei (dall’1989 al 2019), l’epoca d’oro dei detective giapponesi: uomini tutti d’un pezzo che risolvevano ogni mistero seguendo la logica e senza lasciarsi influenzare dalla polizia o dai media. Ma chi è il misterioso accusatore che afferma: «I grandi detective mi hanno rubato la vita. Non perdonerò mai Gokotai Kaze»? Kaze e Yūgure decidono quindi di intraprendere un viaggio per ritornare sui luoghi dei casi che li hanno visti protagonisti e ricostruire la reputazione dei detective del passato. Attraverso la voce ironica di Yūgure, L’ultimo caso del detective Gokotai Kaze analizza con leggerezza le dinamiche tossiche della società giapponese degli anni Novanta, narrando la difficoltà delle vecchie generazioni di restare “aggiornate” sui nuovi valori

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